ROCKY BALBOA

 

 
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TRAMA: Rocky, rimasto vedovo dopo la morte della moglie Adriana, si ritrova a gestire un ristorante italiano in cui intrattiene i clienti raccontando aneddoti riguardanti le sue valorose imprese passate. Il due volte campione del mondo dei pesi massimi, però, sente di avere ancora qualcosa dentro che lo tormenta, di possedere “delle cartucce da sparare” che lo spingono a tornare a calcare il ring per un’ultima volta…

 

Torna Rocky. Torna lo Stallone italiano e, con lui, la scalinata più celebre di Philadelphia. Ritorna cercando di rimediare al deludente quinto capitolo, tentando di mettersi ancora una volta in gioco, per dimostrare che la volontà e la determinazione di un uomo sono in grado di scalfire anche i segni del tempo.

 
 

 

A distanza di 30 anni dall’uscita nelle sale del primo capitolo della saga dedicata allo Stallone italiano, la gente non ha dimenticato ciò che quest’uomo ha rappresentato per loro e per tante generazioni passate. Lo si nota immediatamente: non appena le casse iniziano a diffondere la prima nota del suo celebre tema musicale, la sala del cinema ha cominciato a vibrare e tutti gli spettatori si sono lasciati andare ad un applauso sincero verso il loro beniamino, mentre sullo schermo compariva l’ormai celebre titolo a scorrimento. Qualcuno urla un incoraggiante “Vai Rocky!”. Sembra di essere tornati indietro nel tempo.

 

 

Basta davvero poco però per tornare al presente. Ti basta ascoltare la prima battuta pronunciata dal protagonista per capire che non puoi riportare il grande e compianto Ferruccio Amendola al doppiaggio di Rocky. La differenza è davvero imbarazzante. Probabilmente avrebbero potuto lavorarci di più su questo aspetto, magari cercare qualcuno che si avvicinasse maggiormente a quel tono di voce tanto particolare.

 

L’inizio di Rocky è tutto un ricordo, un lungo viaggio in quella città che sembra non essere stata segnata più di tanto dal tempo. Le ambientazioni sono le stesse: c’è il negozio di animali in cui lavorava un tempo Adriana, c’è l’abitazione del campione e c’è il passaggio della metropolitana sul ponte del ghetto di Philadelphia. C’è anche Paulie, fratello di Adriana, e la sua verve umoristica.

 

 

Gioca con i ricordi, Stallone, attraverso questo lunghissimo pellegrinaggio che il campione compie nei luoghi simbolo della sua storia, nel giorno dell’anniversario della morte della moglie.

 

 

Nonostante gli evidenti segni del tempo sul suo volto, Rocky sembra non aver cambiato il suo modo di fare ed il linguaggio così schietto, spontaneo e genuino che tanto piaceva ai suoi fans. A mio modesto parere, però, il protagonista (nonché regista e sceneggiatore della pellicola) pecca un po’ troppo di retorica, ricorrendo molto spesso a frasi poco convincenti e che sanno di già sentito.
Stallone continua il suo film- celebrazione dedicando una considerevole quantità di tempo al difficile rapporto tra Rocky ed il figlio e all’amicizia che nasce tra lo stesso campione e Marie, quella che un tempo è stata per tutti la ragazzina, accompagnata a casa da Rocky, che lo aveva ripagato mandandolo a quel paese.
E’ forse questa la più grande pecca di questo film: quello di dedicare pochissimo rilievo all’aspetto pugilistico per dar spazio a quello umano. E questo purtroppo non è un bene per un film volto a rispolverare un personaggio datato. Chi di voi ha visto il film avrà sicuramente notato l’esigua clip dedicata al ritorno di Rocky sul ring, aggravata da un’ inadeguata durata di tempo in merito ai progressi conseguiti dal campione in allenamento.

Tutto questo ci porta all’incontro tra Rocky e l’attuale campione dei pesi massimi devastato dall’ego. Di sicuro è questa la parte più esaltante del film, a giudicare anche dai numerosi applausi arrivati dagli spettatori. Curiosa ed indovinata l’idea di mostrare l’incontro come se lo stessero trasmettendo in tv, con tanto di inquadrature, grafica e presentazione in perfetto stile dei pay per view della HBO.

 

 
 

Ho cercato di fare un’analisi disinteressata su questo film, e la cosa mi è costata non poco. Penso di essere il meno indicato ad esprimere un’opinione in merito a questa pellicola. Il mio propendere verso il passato mi induce ad essere fortemente influenzato dall’aspetto nostalgico del film.

 
In conclusione Rocky Balboa si rivela un film commerciale, come ampliamente preventivato. Difficile riproporre atmosfere ormai passate, pertanto, questo Rocky del nuovo millennio sembra essere un piccolo pesciolino rosso, in un mondo ormai abituato agli squali ed ai pescecani. Ed il suo disagio è evidente.
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One thought on “ROCKY BALBOA

  1. Ehehe! Se ti è sembrato retorico questo dovresti vedere John Rambo!!! o_O

    Io che con l’ultimo Rocky mi sono un po’ emozionata, nell’ultimo Rambo non vedo molto più di uno splatter movie, dal quale la nostalgia sembra bandita, mentre comincia a prendere il sopravvento la bieca banalità.

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