E MORI’ CON UN FELAFEL IN MANO

 

He died with a felafel in his handUna delle poche trovate interessanti messe in atto da Mediaset è quella di riservare, nella programmazione di Italia Uno del sabato notte, un paio di film che posseggono elementi comuni tra loro. Vengono chiamate "Maratone".
 
 
Inspiegabilmente, qualche settimana fa sono rimasto affascinato dal titolo dei due film proposti durante uno di questi consueti cicli filmici. Non li conoscevo, e neppure sapevo di cosa trattassero, ma mi colpirono a tal punto da indurmi a procurarli per una visione più profonda. Uno dei due titoli in questione era E morì con un Felafel in mano.
 

 
 
Tratto dall'omonimo romanzo di John Birmingham, E morì con un felafel in mano inizia sulle note di Golden Brown, un brano dei primi anni ottanta degli Stranglers che ci introduce nell'atmosfera eccentrica della pellicola. La prima sequenza ci mostra la situazione, già di per sè strana, che dà il titolo al film, per poi proseguire raccontando i fatti successi nove mesi prima.
 
Siamo in Australia, dove un gruppo di ragazzi, molto diversi tra loro e con evidenti difficoltà di dialogo, condivide un'abitazione in legno piuttosto fatiscente. In scena si sta tenendo un dibattito sull'identità dei protagonisti del film Le iene. La pregevole idea di omaggiare l'opera prima di Quentin Tarantino rende palese, sin dalle prime battute, l'ispirazione e la tecnica narrativa del regista australiano Richard Lowenstein, esperto director di videoclip musicali. Il merito di Lowenstein sta soprattutto nel rendere scorrevole una trama che regge quasi totalmente sui dialoghi, da quelli più stupidi (come, appunto, l'identità segreta delle iene) a quelli più profondi (come la storia del mense lunare e sul mistero della vita). L'alternanza di contenuti ironici e seri rappresenta il filo conduttore della pellicola e viene accompagnato da adeguate inquadrature, primi piani e cambi di camera, che trasmettono pienamente lo spirito bizzarro del film.
C'è da dire che la storia funziona di più nella prima parte, quella relativa al primo gruppo di inquilini, ma forse è proprio questo l'intento del regista: rafforzare gradatamente la figura del protagonista, con l'ausilio di personaggi ben inquadrati e dalla personalità più netta, per poi farlo emergere alla lunga in un contesto d'identità meno chiare.
 
Ottima la colonna sonora che vede, oltre alla già citata hit dei Stranglers, le partecipazioni illustri di U2, Moby e Nick Cave, nonchè la presenza di un paio di cover eccellenti, sulle quali spicca l'inconfondibile The Passenger di Iggy Pop. Brani indovinati che accompagnano alla perfezione l'animo dei protagonisti.
Poco da dire, invece, sulle ambientazioni del film, che passano in secondo piano, proprio perchè si tende a privilegiare il dialogo intimistico all'interno delle mura dell'appartamento. E' evidente, tuttavia, l'impronta della cultura australiana, che per certi versi si rivela molto vicina a quella presente nel modo di fare cinema in Inghilterra.
 
Buona la prova degli attori che svolgono brillantemente il compito di esasperare il profilo dei personaggi e che interagiscono tra loro, approdando spesso ai limiti del reale. Spicca su tutti la prova di Noah Taylor (Danny), nevrotico disoccupato, aspirante scrittore, e protagonista principale del film.
 
Per concludere, E morì con un felafel in mano è un film molto più intelligente di quello che può sembrare. Ad una seconda visione è facile riconoscere numerosi elementi che compongono temi seri celati dietro a situazioni e personaggi assurdi. Un racconto di crisi esistenziali e cuori infranti che illustra le insicurezze dei trentenni della nostra epoca e che mi ha lasciato, dopo i titoli di coda, con un senso di disorientamento che mi sono portato dietro per un bel pò di tempo prima di metabolizzarlo. Capolavoro alternativo.

 
CITAZIONI:

Sam: "Ci sono un sacco di parole per definire una donna che non vuole fare sesso: frigida, inerte, insensibile, fredda. Ma riesci a pensare anche a una sola parola per definire un uomo che non vuole fare sesso?" Danny: "Morto?"

"In una navicella spaziale c''è un uomo che orbita intorno ad un pianeta che è una specie di cervello capace di leggere il pensiero degli umani. Il pianeta ha riprodotto la moglie morta dell'uomo in base ai suoi ricordi…. però… gli è riuscita un po' diversa, tipo una fotocopia. Perciò l'uomo comincia a odiarla e la chiude in una stanza per non vedersela intorno. Ma lei attraversa la porta come se fosse di carta, per poter stare con lui. Lei lo ama… ma lui la odia e allora… lei cerca di uccidersi ma non può morire perciò ritorna in vita come la resurrezione….e lui vedendola così capace di soffrire per amore finalmente riesce ad amarla così com'è…" 
 

 
 
 

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