HACHIKO

 

"L'amicizia vera. Nei secoli dei secoli"  
 
 

Hachiko: La locandina Le sale italiane, nel periodo festivo,  hanno proposto quasi in contemporanea due pellicole accomunate dalla presenza del buon Richard Gere. Mentre ho pensato di tralasciare a priori Amelia (storia dell'aviatrice più famosa d'America), ho deciso di puntare forte su Hachiko – Il tuo migliore amico.

 
Il film è tratto da una storia di quasi cento anni fa, molto popolare in Giappone, per l'occasione riadattata ed ambientata nell'America di fine millennio. Nel gelido Connecticut, Parker, un professore universitario, incrocia per caso un cucciolo di cane, all'interno della stazione ferroviaria in cui è solito aspettare il treno per andare a lavoro. L'amicizia che si instaura tra l'uomo e l'animale varcherà confini inaspettati.

 
Una razza da amare
. Cominciamo col dire che la cosa più bella di questa storia è senza ombra di dubbio la tenerezza che suscita il cane Hachi. Non a caso, a pochi giorni dall'uscita del film si è scatenata una vera e propria caccia ai cuccioli di razza Akita (razza reale, a detta di uno dei personaggi del film). Tra moda passeggera e passione per gli animali, è comunque la dimostrazione di come l'elemento principale abbia colpito il pubblico.


Regia ed atmosfere. I primi minuti di Hachiko ci mostrano il viaggio del cucciolo dal Paese del Sol Levante alla piccola cittadina americana, fino all'incontro con il professore. Il contesto notturno, le luci delle lanterne e il clima rigido danno l'idea di assistere ad una grande fiaba, sebbene il ritmo iniziale particolarmente lento rischi di abbassare la soglia di attenzione necessaria. Il regista Lasse Hallström (Chocolat, Le regole della casa del sidro) opta per una regia patinata (e un pò ruffiana), in cui scenari innevati e sinfonie al piano intrise di malinconia si fondono alla perfezione con gli occhioni di Hachi. Purtroppo Hallström non approfondisce nessuno degli aspetti del film, limitandosi a raccontare la storia semplicemente per quel che è, a discapito di una sceneggiatura che finisce per rivelarsi pressochè piatta.


Interpretazioni e personaggi. ATTENZIONE SPOILER. Malgrado si dimostri all'altezza della situazione sfoggiando un'interpretazione intensa, la figura di Richard Gere risulta essere ingombrante e oltreluogo invasiva, tanto che la seconda parte del film, scrollatasi di dosso l'epilogo del professore, risulta essere molto più dinamica. FINE SPOILER. Ottima, invece, la prova di Joan Allen (moglie di Parker), tanto rigida e severa nelle battute iniziali quanto intensa e commovente verso la fine. Buona, infine, la decisione di dare spazio ai personaggi secondari (il venditore ambulante e il capostazione), fondamentali componenti di legame nel contesto della stazione.

 
Di durata decisamente breve, Hachiko è un racconto emotivo in cui l'approfondimento dei personaggi e di alcune situazioni avrebbe sicuramente giovato alla struttura della storia. Tuttavia, si è scelto di circoscrivere la vicenda all'aneddoto, con conseguente impoverimento del lavoro. Peccato, perchè il potenziale da sfruttare, a mio avviso, c'era tutto.
 
 
Punti di forza: Un amico a 4 zampe irresistibile; la buona interpretazione di Gere e della Allen; la storia commovente

 

Punti deboli: La regia eccessivamente enfatica; la breve durata; il mediocre sviluppo di un plot a tratti troppo lento

 
 

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7 thoughts on “HACHIKO

  1. anche io ho visto il film e ne ho fatto un post citando anche un’analoga storia italiana…
    condivido un pò l’approssimazione dei personaggi, non mi è affatto piaciuto il ruolo affidato alla moglie… così distaccata… troppo invaghita di se stessa…che si ricorda dopo dieci anni della tomba del marito…ed ignora l’affetto che il cane provava per lui…mah!
    E poi lui, davvero non poteva permettersi un’auto in modo da poter portare un cane così affezzionato con se, invece di lasciarlo alla stazione in balia del clima ad aspettarlo…boh?
    Ovviamente essendo un cuore tenero mi sono commosso, conscio che dagli animali abbiamo tutto da imparare, dal rispetto per se stessi, al rispetto per l’ambiente in cui vivono.
    Sempre più convinto che se veramente esistesse il paradiso, chi lo ha creato non pensava a noi umani, ma a loro animali che lo meritano assolutamente, data l’intrinseca purezza d’intenti!

  2. La storia è tenera e commovente e rimanere impassibili dinanzi a quegli occhioni è impossibile. Il film, però, è troppo ripetitivo e con scene identiche.
    Vero anche che i personaggi sono poco approfonditi.

  3. Deve essere molto commovente.
    Temo una massiccia richiesta di cani cani Akita Inu nei prossimi mesi, salvo poi assistere ad altrettanti massicci abbandoni non appena il cane crescerà e mostrerà il suo vero carattere, ben più deciso, autoritario e quasi ingestibile di quello che il suo musetto orsacchiottoso può far credere.

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