GAMER

Immaginate di essere al cinema, in procinto di vedere Remember me. Mettiamo il caso che già la scelta della pellicola non fosse poi tanto allettante e che, a pochi minuti dall’inizio dei trailer, vi propongano la possibilità di cambiare, e di scegliere di accomodarvi nella sala accanto per assistere all’opzione Numero 2. E supponiamo che voi accettiate l’invito, malgrado sentiate già che sia l’una che l’altra scelta sono degli pseudo-insulti alla settima arte. Ecco, più o meno è così che sono finito a vedere Gamer.

Diretto da Mark Neveldine e Brian Taylor (Crank), Gamer si svolge in un futuro non troppo lontano, un futuro snaturato, con il mondo in bancarotta finanziaria. Qui, l’ultima frontiera dei videogames si chiama Society, una sorta di realtà alternativa dove l’intelligenza artificiale è stata soppiantata da utenti che decidono di controllare altrettanti persone che hanno scelto di essere completamente manovrate. Ideatore del gioco è l’ormai plurimilionario Ken Castle (Michael M. Hall), genio dei computer, che per far fronte al sovraffollamento delle carceri e alle difficoltà finanziarie del governo propone una soluzione: impiegare i galeotti in uno sport estremo, basato sulla stessa tecnologia di Society ed intitolato Slayer. I giocatori, controllati nei movimenti da persone comuni, devono cimentarsi in un percorso composto da 30 battaglie, alla fine delle quali, se ancora vivi, avranno la libertà. Il più lesto e valoroso dei reclutati è Kable (Gerard Butler), che al momento dei titoli di testa si appresta ad intraprendere la sua ventisettesima battaglia. Una delle ultime battaglie, prima della gloria.

Gamer RavePrendiamo l’idea di base di Dollhouse (persone con un’identità alternativa) e mischiamolo con quel notevole lavoro letterario di Stephen King che è L’uomo in fuga. Aggiungiamoci l’evoluzione futuristica del gioco dei Sims ed avremo Gamer. Una pellicola sfacciatamente senza pretese che si propone di fare un atto d’accusa verso quelle community virtuali che spesso avvolgono i giocatori fino all’assefuazione più dannosa. E l’idea non è niente male. E’ lo sviluppo del plot a mandare tutto a rotoli.

Gamer
è chiassoso e rumoroso, spesso difficile da seguire e sicuramente tendente a provocare dei forti mal di testa nel dopovisione al cinema. Il punto forte del film sono soltanto i “Bang!”, i “Boom!”, e gli “Sdeng!” delle battaglie. Si tenta, infatti, di colpire con le scene d’impatto, tralasciando completamente il dramma del protagonista. Solo che le suddette scene, oltra a sembrare essere girate su un set avvolto da scosse sismiche, spesso presentano delle trovate a dir poco opinabili. Se vi siete mai chiesti se un’auto può andare “ad alcool”, vi basterà guardare Gamer per scoprirlo.
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Gamer escape carTutto ciò penalizza la prova degli interpreti che, dunque, non è giudicabile. I vari Amber Valletta (Hitch), Alison Lohaman (Drag me to Hell), Aaron Yoo (Venerdì 13) e Terry Crews (Cambia la tua vita con un click) sono male impiegati nel contesto, ed anche il cameo di Milo Ventimiglia (Heroes) finisce praticamente tra i senza voto. D’altro canto le uniche interpretazioni promosse sono quelle delle due figure predominanti del film, vale a dire quelle di Gerard Butler (300) e Michael M. Hall (Dexter), Di quest’ultimo è degna di nota la sua prova scenica nell’esilarante balletto sul finale.
Un finale che arriva troppo presto e che lascia una marea di interrogativi irrisolti. A vedere l’improvvisa e approssimativa conclusione della pellicola , sembra quasi che la produzione abbia ordinato di terminare i lavori prima del termine prefissato.

Per concludere, Gamer è un mediocre pasticcio adrenalinico incentrato sul futuro dei reality games, che parte con una buona idea e finisce irrimediabilmente come un’inutile incompiuta. Nel mezzo, una serie di buchi pazzeschi. Auguriamoci, quindi, un remake più curato. Magari realizzato nel 2034.

Note. Ascoltare la bellissima Sweet Dreams di Marylin Manson durante le scene di guerriglia non ha prezzo.


Punti di forza:
Buona idea di riflessione sulle social community; la colonna sonora martellante 

Punti deboli: Regia a dir poco caotica; interpreti anonimi; durata breve che amplifica i buchi di sceneggiatura; finale precipitoso


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