NIGHTMARE

 

Nightmare 2010 di Samuel BayerRiparte Alone in Kyoto. E riparte con le considerazioni su uno dei film più attesi dal sottoscritto, Nightmare di Samuel Bayer. Malgrado il nuovo corso del mostro dagli artigli di ferro sia differente quasi in tutto dalla storia da cui trae spunto, premetto di aver improntato questo post soprattutto sul paragone tra quello che è stato e quello che è.

Nella piccola cittadina di Springwood un gruppo di giovani studenti si ritrova a combattere per la sopravvivenza. Un uomo dal viso terribilmente deturpato compare nei loro sogni, sovvertendo la realtà e minacciando le loro vite.

La produzione. Quelli della New Line Cinema hanno impiegato parecchi mesi prima di stabilire quale fosse il modo migliore per risollevare le sorti di quella che probabilmente è l’icona horror più rilevante degli anni ottanta. Da tempo, infatti, differenti voci si erano susseguite su un possibile ritorno dell’Uomo Nero: dall’idea di un prequel si era passati a quella di un vero e proprio seguito temporale della storia, fino a poi ritornare all’ipotesi di antefatto con profilo narrativo incentrato sugli anni che hanno preceduto l’incendio in cui il bidello Freddy vide la morte. Alla fine è subentrata la Platinum Dunes di Michael Bay che ha firmato un accordo per lo sfruttamento del franchise e, dopo quindici stesure di sceneggiatura, ne ha fatto un reboot ambientato ai giorni nostri.

Paragoni. Diciamo subito che il parallelismo tra vecchio e nuovo sussiste davvero poco. Questo Nightmare decide di scrollarsi di dosso tutti gli elementi caratteristici della saga. Pur mantenendo il profilo serio del primo capitolo, è privo della metafora allusiva su cui la pellicola di Wes Craven ergeva. Diverso è anche il modo di descrivere il rapporto tra genitori e figli, qui molto meno complesso che nell’originale. Insomma, se non fosse per il contesto in cui avvengono gli omicidi e il modo in cui viene giustiziato Fred, si potrebbe quasi dire che questa pellicola non ha niente a che vedere con la serie di Elm Street.

Il guanto infernaleCitazioni. Pochi richiami ai capitoli della vecchia saga, quasi tutti con riferimento al primo. Oltre alla maglietta indossata da Kris (è la stessa di Glen), alla  parete animata e al sacco mortuario, si segnalano un paio di battute, la sequenza della morte della stessa Kris, quella della vasca e la filastrocca molto simile a quella utilizzata nel Nightmare di Craven. Inoltre ho notato (e qui non so dirvi se sia stato volontario o meno) una ripresa in auto identica ad una delle scene iniziali di Nightmare 4.
In questa rivisitazione, poi, il regista Samuel Bayer si è divertito a girare più di una sequenza che richiama le stesse modalità utilizzate in titoli di horror contemporanei. Così assistiamo ad una ripresa “amatoriale” con tanto di botto in stile Paranormal Activity di Oren Peli ed ad una sessione di nascondino in casa che ricorda vagamente quella contenuta in The Strangers di Bryan Bertino.

Regia patinata e sceneggiatura anonima. Il debuttante quasi cinquantenne, Samuel Bayer, ha alle spalle una lunga trafila da videoclipparo e poco altro. Tuttavia, con un lavoro più che apprezzabile è riuscito a portare sullo schermo un’azione tanto intensa quanto efficace. Non si può dire lo stesso del team di sceneggiatori Wesley Strick e Eric Heisserer. I due mettono in piedi uno sviluppo narrativo che, novità dei micro-sogni a parte, è talmente piatto da lasciare del tutto vuota la casella delle scene da ricordare negli annali.

Terrore in high sourround. Uno dei punti forti della pellicola è la capacità di spiazzare lo spettatore con improvvise apparizioni del mostro, accompagnate dall’immancabile elemento sonoro. Confesso di non aver mai amato la scelta dei suoni sparati a mille dalle casse per ottenere le palpitazioni di cuore. Tuttavia, in questo caso trovo che la cosa sia del tutto funzionale alle azioni di Freddy. Tra l’altro, la stessa tecnica era stata utilizzata da Craven nella primissima apparizione del mostro alle spalle di Tina.
Ad un pregio fa da contraltare la stonatura dovuta all’assenza di pezzi musicali “tosti”. Uno dei validi elementi della saga di Nightmare è stata senza dubbio la colonna sonora composta da artisti rock dell’epoca. Il nuovo film, invece, è del tutto prosciugato dall’essenza melodica del male, e la cosa si nota parecchio. L’unico sollievo è dato dalla scelta azzeccatissima di inserire “All I Have to Do Is Dream” degli Everly Brothers, nonchè dal fatto di aver mantenuto invariato il tema musicale principale.

Kris is deadIl nuovo Krueger e gli effetti speciali. Insomma, questo è un Freddy new-style, un Uomo Nero pervaso dalla crudeltà e mosso esclusivamente dalla mera sete di rivalsa nei confronti dei ragazzi di Springwood. Personalmente però, e sebbene il suo interprete, Jackie Earle Haley, ce la metta davvero tutta per cercare di non far rimpiangere Robert Englud, ho avuto la sensazione che questa nuova caratterizzazione faccia meno presa, che fosse meno… spaventosa. Il che suona paradossale se pensiamo all’impegno profuso dallo staff nel cercare di dare al nuovo Krueger le fattezze di un vero mostro.
Probabilmente la colpa è da ricercare anche nell’utilizzo della pessima grafica computerizzata che, in alcuni frangenti, rende il nostro uomo col cappello al pari del Boogeyman di Stephen Kay.

Le scene eliminate e bodycount. Dispiace aver dovuto aspettare inutilmente due scene sulle quali i miei occhi si erano soffermati ai tempi dell’uscita del trailer. Mi riferisco alla sequenza del party in piscina in cui Dean sarebbe dovuto soccombere (scena che è poi stata sostituita dall’omicidio/suicidio nel pub) e la scena della soffitta in cui gli occhi di Freddy si materializzano alla luce di una torcia. Peccato, e speriamo di recuperarle negli extra del dvd.
Ultima considerazione, infine, va al numero di uccisioni presenti nel film: questo reboot tiene fede all’originale (e alla tendenza della saga), limitando il proprio bodycount a sole 4 uccisioni (escludendo quelle della classe).

A dispetto di un’analisi altalenante, devo dire che questo Nightmare di Samuel Bayer mi è piaciuto. Vuoi per la nostalgia nei confronti di un vero must della mia infanzia cinefila, vuoi per un lavoro a tratti vincente, posso dire che questo nuovo horror ha passato la prova. Ammesso, però, che il tutto venga visto sotto l’ottica che lo vuole capostipite di una nuova serie in cui i futuri capitoli dovranno immancabilmente lasciare più spazio all’inventiva del mostro.



Punti di forza: Il ritorno di un’icona horror; la regia convincente; l’uso oculato del suono nelle scene più importanti; le citazioni ad altri film del genere 

Punti deboli: La sceneggiatura scialba e poco incisiva; l’assenza di Englund

 

Citazioni:

“Sono io il tuo ragazzo adesso…”
“Hai visto come ti sei bagnata?”

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