STANNO TUTTI BENE

 

“L’ On-the-road ferroviario di Robert”

Stanno tutti bene PosterE’ tutto pronto per la riunione di famiglia che il vecchio Frank ha programmato per il fine settimana. Il prato è stato tagliato, le piante annaffiate, le fontane azionate, sedie e piscina gonfiabile tirate fuori dalla cantina. La nuova brace, comprata a prezzo stracciato, è già in funzione. Carne e vino speciali per un’occasione speciale. Mancano solo i suoi bambini. I figli che, uno dopo l’altro, daranno forfait per i troppi impegni lavorativi. Per Frank sarà il momento di mettere tutto in una valigia, “chiavi di casa” comprese, e partire per scoprire se stanno tutti bene

Alcuni film riescono a convincere malgrado non beneficino di una sceneggiatura articolata. Nel film di Kirk Jones, remake dell’italiano omonimo del 1990 diretto da Giuseppe Tornatore, ad una storia pressocchè lineare fanno da contraltare le immagini di un viaggio straordinario e le emozioni che alcuni incontri riescono a suscitare. In sintesi, non è quello che si racconta a funzionare, ma come si riesce a raccontare. Tutto è riassunto in un ritratto malinconico di un uomo che, dopo anni di sacrifici, deve fare i conti con una realtà che è nettamente più triste delle prospettive sognate per i suoi figli. Un uomo, il Frank interpretato dall’eccellente Robert De Niro, che malgrado la navigata saggezza, tenta in tutti i modi di rifiutare i segnali lanciati dalle vite mediocri dei suoi ragazzi.

Il regista di Tata Matilda (si, avete letto bene, Tata Matilda) se la cava abilmente, complice un’attenta fotografia, tra scenari mozzafiato e primi piani sorprendenti. Capita, dunque, di emozionarsi dinnanzi alle riprese luminose tra nuvole grigie e rosa, oppure di stupirsi per la bellezza racchiusa nella sequenza girata sullo sfondo di un semplice muro di mattoni. La forza di questa pellicola è tutta nella capacità artistica nel mostrare il contesto in cui Frank si muove. Che siano insegne notturne, cieli variopinti o toghe pluriennali, tutto è sbalorditivo.

Sebbene l’intera pellicola si concentri principalmente sulla figura del vedovo, il resto del cast riesce comunque a convincere a dispetto di una limitata durata scenica. L’ormai ritrovata Drew Barrymore (E.T., Scream, Donnie Darko), il bravo Sam Rockwell (Moon, Il genio della truffa) e la bellissima Kate Beckinsale (Van Helsing, Cambia la tua vita con un click) rendono pienamente nel proprio ruolo, incarnando con diligenza la figura dei figli distaccati e un pò sbandati.

Ottima, infine, la colonna sonora strumentale e la scelta dei pezzi da viaggio. La prova, per Dario Marianelli (già Premio Oscar nel 2008 per Espiazione), era la più ardua in assoluto, dovendosi confrontare con il lavoro del film originale dell’immenso Ennio Morricone. Il risultato finale è comunque buono, e l’accompagnamento sonoro risulta funzionale alla visione.

Uscito in Italia riprorevolmente con un anno di ritardo, Stanno tutti bene si dimostra efficace fin dai meravigliosi titoli di testa. Un viaggio intenso che racconta il bisogno di un padre di accertarsi della sorte dei propri figli. E lo fa con tenerezza e sensibilità.

Punti di forza: Regia attenta e carismatica, fotografia curata, un Robert De Niro sugli scudi, gli scenari 

Punti deboli: Sceneggiatura poco articolata 

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9 thoughts on “STANNO TUTTI BENE

  1. @liettapet: Si, il film è già nelle sale da almeno due settimane. Io te lo consiglio, anche se mi rendo conto che la maggior parte del pubblico ha storto il naso.

    @vagabonda: Grazie a te per seguire il blog. Buona giornata!

  2. Colonna sonora, fotografia e interpretazioni sono piaciute anche a me. Però l'estremo patetismo, soprattutto verso il finale, nel tratteggiare i vari drammi familiari mi ha un po' indisposta devo dire.

  3. Io vado molto spesso a sensazione, il titolo mi deve trasmettere una forta emozione, prima di guardare un film.
    Questo titolo, devo dirlo, mi crea una scarsa attrazione, mi dà l'impressione che sia un film lento, troppo sentimentale e riflessivo, forse perfino un po' triste. Non so, magari mi sbaglio, ma temo che non lo guarderei.

  4. @MonsierVerdoux: Forse perchè hanno capito che in Italia riusciamo a sfornare lavori validi? 😉

    @ancatdubh: Troppo sentimentale e un tantino triste, si. Però anche l'originale di Tornatore si chiamava così. E quello, a detta di chi l'ha visto, è un'altra cosa.

  5. Pingback: CINEMA 2010/2011 – LA CLASSIFICA: Le sorprese e i promossi | Alone in Kyoto

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