LA VERSIONE DI BARNEY

La magistrale versione di Giamatti”

La versione di BarneyCorre, Barney. Corre senza mai fermarsi. Ha una società di produzioni televisive definite, per testuale denominazione, completamente inutili. Ha tre matrimoni alle spalle, tutti naufragati a causa della sua inclinazione al vizio e alla facile attrazione verso il gentil sesso. Ha due figli ormai cresciuti ed un padre tanto immorale quanto onesto. Ha un amico tossicodipendente. Ha una casa in montagna. Ha un cuore. Ed una valanga di ricordi e, probabilmente, di rimorsi.
E’ diventato attento, Barney. Attento alla gente, alle amicizie, a chi prova a prendersi il buono che hai ed a ricambiarlo con un sorriso di sfida. Troppi si sono approfittati di lui in passato. Ma qualcuno gli ha voluto bene davvero. Qualcuno che, nonostante tutto, continuerà a stargli accanto. Per sempre.

Chiamato ad adattare per il grande schermo l’omonimo best-seller scritto da Mordecai Richler, il regista televisivo Richard J. Lewis ne sacrifica gli elementi più cinici, dando vita ad un lavoro a metà tra la commedia all’inglese e la biografia romantica. Benchè si possa discutere su una durata alla lunga un pò stancante, la storia viene raccontata con ritmo sostenuto, mediante riprese talvolta impiegate in piani sequenza dettagliati ed un accompagnamento musicale di prim’ordine curato dal napoletano Pasquale Catalano (già Nastro d’Argento per Mine Vaganti). Dialoghi frizzanti e narrazione coinvolgente, inoltre, fanno da spinta propulsiva a questa pellicola che vede tra le note di merito anche la fondamentale riuscita dell’elemento trucco, quello di Nathalie Garon, che permette ai personaggi di apparire ancor più realistici nella metamorfosi temporale lunga quarant’anni.

Giamatti ed Hoffman - La versione di BarneyPromosso anche tutto il pacchetto degli interpreti, con un Paul Giamatti sugli scudi e perfettamente calato nel ruolo dell’impulsivo Barney. L’attore (Golden Globe per questa interpretazione) sfodera una prestazione maiuscola, soffermandosi sulla personalità ambivalente del protagonista: all’apparenza forte, ma in realtà fragile, segnato dalle batoste e succube dell’alcool.
Non smentisce la sua fama Dustin Hoffman, squisito nella parte dell’ex-poliziotto nonchè padre dai modi scandalosi e genuini, mentre sorprende positivamente l’espressività disarmante della dolce e sensuale Rosamund Pike, qui nei panni di Miriam, unico vero amore di Barney. 

Unica nota stonata è la difformità di spazio che viene destinato alla caratterizzazione dei personaggi. Mentre per alcuni di loro la narrazione si sofferma a dovere, per altri, vedi Clara e Boogie, il tempo di scena è relegato a poche fugaci apparizioni. Figure che vengono sviluppate troppo poco e che spariscono troppo presto in una storia che, nel complesso, deve inevitabilmente focalizzare il suo fulcro sulla persona di Barney.

Contornato da ambientazioni splendide, La versione di Barney è una gradevole commedia sarcastica e romantica sui difetti di un uomo che, malgrado le sue cadute, riesce sempre ad ottenere il perdono.

 

Punti di forza:  La prova maiuscola di Giamatti; la regia rassicurante e minuziosa; le musiche indovinate; le ambientazioni romane   

Punti deboli: Poco spazio riservato ad alcuni personaggi; durata leggermente eccessiva

Citazioni:
 
“La sobrietà e il rammarico sono a casa che ti aspettano”

Annunci

10 thoughts on “LA VERSIONE DI BARNEY

  1. Belle rece con la quale concordo in toto. Barney è un personaggio che rimane scolpito nella memoria e penso che la prova di Giamatti rimarrà una delle migliori interpretazioni di questa stagione. Hai fatto bene a sottolineare la poco caratterizzazione dei personaggi di contorno. Se per alcuni in effetti non c'era da soffermarsi più di tanto (vedi famiglia seconda moglie) per Boogie, viste le vicende che lo coinvolgono, sarebbe stato meglio dargli più spazio e forse sarebbe stato interessante anche sviluppare il rapporto coi figli più di quanto fatto.

    EDA

  2. @EDA: Grazie mille. Esatto, anche il rapporto con i figli andava approfondito. A pensarci bene, però, forse il film si sarebbe prolungato ancor di più di quello che già risulta "eccessivo". Malgrado ciò, però, è una pellicola valida e piacevole da vedere.

  3. Grazie della recensione, spero di vederlo in questo fine settimana.

    p.s. ti ho linkato, affinchè  i miei amici possano comodamente leggere i consigli di visione prima di recarsi al cinema.

    Ciao, V.

  4. Pingback: CINEMA 2010/2011 – LA CLASSIFICA: Le sorprese e i promossi | Alone in Kyoto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...