NESSUNO MI PUO’ GIUDICARE: Recensione in anteprima

 “Il lavoro nobilita la donna”

Nessuno mi può giudicare: PosterCosa succederebbe se una donna ricca e snob finisse catalpultata improvvisamente in un quartiere abitato da extracomunitari e da rozzi coatti? Il soggetto di Nessuno mi può giudicare, tanto semplice quanto inflazionato, è tutto in questo quesito.
Trattato in più di un’occasione con varianti più o meno incisive (Il principe e il povero e Una poltrona per due sono solo due degli esempi da citare), il tema del declino di classe è qui affrontato in chiave ironica attraverso una raffigurazione della società odierna composita da distinti strati che ne diversificano le componenti.

Sullo scenario di una Capitale polietnica, la vita di Alice (Paola Cortellesi) scorre priva di preoccupazioni, tra un ricevimento da organizzare e domestici da richiamare. L’improvvisa morte del marito (Dario Cassini) e la conseguente scoperta di un buco finanziario ai suoi danni lasciano la donna e suo figlio di nove anni (Giovanni Bruno) senza casa e con la necessità di saldare il debito. Armati di poche valigie e tanta disperazione decidono, quindi, di prendere in affitto un “attico” alla periferia di Roma, nel palazzo gestito dal portiere Lionello (Rocco Papaleo) e nei pressi del call-center gestito da Giulio (Raoul Bova).

Il regista Massimiliano Bruno, all’esordio dietro la macchina da presa, porta in scena le tante verità di un’Italia ambigua e subdola in cui i valori di un tempo lasciano spazio alle facili opportunità di un sistema vizioso e sregolato. Pur dotato di un tratto caricaturale tipico della commedia, il film mostra numerosi aspetti del disagio attuale del Bel Paese (e non solo): razzismo ed emarginazione, ma anche sfruttamento del proprio corpo ed appropriamenti indebiti di denaro pubblico, sono gli spunti di riflessione che la pellicola espone dinnanzi allo spettatore tra una battuta e un siparietto sexy.

Buona la prova della Cortellesi, duttile come sempre, mentre risulta meno a suo agio Bova nei panni giovanili del burino dal cuore giallorosso. Completano il cast gli irresistibili Rocco Papaleo e Lillo di Lillo e Greg, Anna Foglietta e Lucia Orcone. Tre i camei regalati: quello di Fausto Leali nelle vesti di sè stesso, di Valerio Mastandrea (è un cliente delle escort), e dello stesso regista.

Malgrado le note positive citate, purtroppo la pellicola non riesce a strappare più della sufficienza. Abbiamo già detto che la storia, pur trattando i temi già elencati, si mantiene su livelli scanzonati ed allegri che non dispiacciono. Ciò che non appare congeniale, invece, è l’eccesso di patetismo in cui finiscono alcune sequenze in cui, oltre a mostrare una bravissima Cortellesi in situazioni drammatiche, poco legano con il contorno umorale del film.
Ad abbassare ulteriormente la media voto è, inoltre, la storia d’amore tra i due protagonisti che sembra essere nient’altro che un clone delle innumerevoli commedie americane in cui due persone, agli antipodi tra loro, finiscono irrimediabilmente insieme ed autori di gesti impensabili (Es. Notte brava a Las Vegas e Amore e altri rimedi).

Per finire, diciamo che Nessuno mi può giudicare è una deliziosa e frizzante commedia di denuncia sui vizi e pregiudizi dei giorni nostri. L’eccessivo buonismo e la trama non orginale, però, ne pregiudica il risultato finale, riducendo il potenziale della pellicola.

 Nessuno mi può giudicare sarà nelle nostre sale da mercolerdì 16 marzo.
 

Punti di forza:  Il ritmo allegro e divertente; la denuncia lanciata alla società odierna; la prova generale degli attori, Papaleo e Cortellesi in primis 

Punti deboli: La poca originalità del soggetto;  l’eccessivo patetismo di certi frangenti 

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