DYLAN DOG – IL FILM: La recensione in anteprima

 
"L'incubo dell'Indagatore"
 
 
 

Dylan Dog - Il film: LocandinaMettiamo subito in chiaro una cosa. Qualcosa di evidente e lampante fin dai primi rumors che si sono susseguiti a riguardo (QUI, QUI, QUI e QUI): gli americani non potranno mai realizzare con fedeltà e cura l'universo creato da Tiziano Sclavi. Non ce la possono fare. Hanno una visione dell'intrattenimento troppo marchiana per i fini palati degli appassionati del fumetto.
Fatta questa doverosa premessa (nella quale la metà dei lettori avranno sicuramente deciso di evitare di leggere il resto dell'analisi), cominciamo a parlare di questo film su Dylan Dog.

 
Un trafficante d'opere d'arte viene brutalmente ucciso da una creatura immonda nel suo studio. Al fine di far luce sull'accaduto, sua figlia Elizabeth decide di contattare Dylan Dog, un investigatore privato dal passato burrascoso. La dinamica del caso, però, induce l'uomo a rifiutare inspiegabilmente l'incarico. Un imminente e tragico evento gli farà cambiare idea.

 
Dylan Dog lostPrendete i sobborghi di Londra, Groucho, il maggiolino bianco e l'Ispettore Bloch. L'aria sobria di Dylan, i rempentini cambiamenti di scenari, le atmosfere lovercraftiane, la paura e l'amore. Jenkins, Xabaras, il campanello che urla, il galeone mai completato. Prendete tutti questi elementi e toglieteli da questa pellicola. Quello che resta dell'immane razzìa compiuta dai pessimi sceneggiatori e dai diritti di copyright, rappresenta il mondo di Dylan Dog secondo Kevin Monroe. Il regista canadese, il cui unico precedente lavoro all'attivo era stato il film d'animazione sulle nuove Tartarughe Ninja, ripulisce l'indagatore dell'incubo della sua tipica ironia fumettistica e lo inserisce nel contesto "cool" di una New Orleans tutt'altro che spettrale. Qui i vampiri sono dei modaioli sciupafemmine, gli zombie si mimetizzano (?!) tra la gente e i licantropi fondano società segrete in mattatoi di famiglia.

 
In questo contesto, già di per sè discutibile, trova vita fertile una sceneggiatura imbarazzante ed inconsistente quasi quanto i dialoghi iniziali tra Dylan ed Elizabeth. C'è da dire, infatti, che le uniche scene in cui la pellicola sembra funzionare sono quelle in cui l'ironia la fa da padrona.  Quando tutti sembrano prendersi troppo sul serio, invece, il film e tutto ciò che lo struttura riesce comunque a far ridere, stavolta per la banalità di quanto proposto. Le eccessive spiegazioni poco chiarificatrici e la multitudine di inutili scene riempitive e poco legate tra loro, inoltre, contribuiscono a far precipitare il valore della pellicola.

 
DYD SclaviNemmeno le interpretazioni riescono a distinguersi positivamente in questo lavoro da bocciare quasi in toto. La scelta del cast, soprattutto di Brandon Routh, risulta essere totalmente inaccettabile. Un Dylan Dog tanto inespressivo, poco uomo e tanto ragazzino con canotta e muscoli a supporto, non si era mai visto. Vederlo, poi, combattere in stile "Uomo di gomma" e ritrovarlo integro, senza nemmeno un graffio, è davvero troppo.

 
Insomma, cosa salviamo di questo film su Dylan Dog? Poco, pochissimo. Volendo scavare davvero il fondo del barile troviamo positive le (poche) citazioni al fumetto (il clarinetto, il tributo a Groucho in una foto di carnevale, quello a Sclavi, la Craven Road e qualche esclamazione che, probabilmente, è stata introdotta solo nel nostro doppiaggio) e il mix tra horror e ironia.

 
Per concludere, Dylan Dog – Il film si presenta come il più puro dei prodotti commerciali volto a sfruttare (malamente) il nome di un mito. L'unica cosa che potrebbe rivalutare questo scempio è farne un seguito in cui tutto viene stravolto e spiegato meglio. E, magari, scritto da gente davvero in gamba come gli sceneggiatori del fumetto. 


Punti di forza:  Il mix tra ironia ed horror; le poche citazioni al Mito
 
Punti deboli:
  La totale assenza di personalità di Dylan; la mancata visione fumettistica; i dialoghi imbarazzanti; i combattimenti da supereroi; gli interpreti; il mancato spessore della trama; l'inutilità di alcune sequenze; le pseudo-spiegazioni fuovianti
 

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8 thoughts on “DYLAN DOG – IL FILM: La recensione in anteprima

  1. @kusanagi: Credimi, se non fosse stato per l'invito avrei evitato anch'io (almeno fino all'uscita in dvd). Ho provato a giustificarlo in tutti i modi, com'è mio solito quando c'è un accanimento a priori che mai approvo. Ma è troppo chiaro: non è il più brutto dei film mai proposti, ma a tratti è quasi ridicolo.

  2. Non ho visto il film, ma la tua recensione conferma tutte le impressioni che mi ero fatto dal trailer.
    Abbiamo aspettato 25 anni un film su Dyd, e ci propongono un Dylan senza Groucho, senza Londra, senza Bloch, senza… Dylan.
    Un peccato.

    A.

    PS: ripasso di qui dopo taaaaaaaanto tempo, felice di trovare il tuo blog ancora attivo.

  3. @razza75: Bentornato Andrea! E' bello ritrovare tracce di amici che hanno condiviso con me la nascita di questo posto (nonchè di My World… ). Si, questo Dylan Dog non ha nulla di Dylan. Un'occasione sprecata.

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